Archivi Giornalieri: 9 febbraio 2017

La foresta di Pixinamanna 15 min

09Feb
La foresta di Pixinamanna è il risultato dell’intensa azione antropica subita a partire dalla seconda metà del 1839, in particolare dall’abolizione degli ademprivi. Assegnata prima alla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde e poi ai privati, venne utilizzata per ricavarne legna, carbone e altri prodotti forestali. Nel 1905 il fondo tornò allo Stato.
Inquadramento geografico e amministrativo
Provincia: Cagliari
Comuni: Pula, Villa San Pietro, Sarroch
Superficie: 4796 ettari
Tel/Fax: 070 9241163

Complesso: Gutturu Mannu

Come si raggiunge
Giungendo da Cagliari, si percorre la SS. 195 fino al bivio di Is Molas; proseguendo verso destra in direzione Is Molas si supera il centro Sardegna Ricerche e si giunge alla caserma di Pixinamanna.

Descrizione Generale
La Foresta Demaniale di Pixinamanna è situata nella zona sud occidentale dell’isola, nel complesso montuoso che racchiude ad est il golfo di Cagliari, dalla quale dista circa 40 Km.
E’ contigua alle Foreste Demaniali di Is Cannoneris, Pantaleo, Monte Nieddu e Gutturu Mannu.
In gran parte la Foresta Demaniale è Oasi permanente di protezione e cattura ed è inclusa nel proposto Parco Naturale Regionale del Sulcis.
La foresta di Pixinamanna è il risultato dell’intensa azione antropica subita a partire dalla seconda metà del 1839, in particolare dall’abolizione degli ademprivi. Assegnata prima alla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde e poi ai privati, venne utilizzata per ricavarne legna, carbone e altri prodotti forestali. Nel 1905 il fondo tornò allo Stato.

Aspetti vegetazionali
Il sito è caratterizzato da una vegetazione forestale tipicamente mediterranea, con la presenza di numerose specie endemiche. Si tratta di leccete e sugherete, oltre a tipologie vegetazionali a olivastro, ginepro, oleandro lungo le principali aste fluviali. E’ presente inoltre una macchia bassa a predominanza di cisti, euforbie e lentisco, con presenza della gariga a ginestra corsica e lavanda.

Aspetti faunistici
La zona ospita numerose specie animali. Tra quelle dell’avifauna troviamo l’astore sardo, la poiana, l’aquila reale, il falco pellegrino, la pernice sarda, il corvo imperiale. Tra i mammiferi è possibile trovare la lepre sarda, il coniglio selvatico, la volpe, la donnola, il cinghiale, il cervo sardo e il daino. Tra gli anfibi ricordiamo il discoglosso sardo, tra i rettili la biscia d’acqua con la sottospecie sarda cettii.

Foresta di Is-Cannoneris 30 min

09Feb
Non è raro in questa foresta incontrare l’aquila reale, il falco pellegrino, il gheppio, il corvo imperiale e le beccacce. Al confine con il complesso forestale di Monte Nieddu, inoltre, sono presenti diversi esemplari anche di notevoli dimensioni di ginestra dell’Etna.
Inquadramento geografico e amministrativo
Provincia: Cagliari
Comuni: Pula, Domus de Maria, Villa S. Pietro
Superficie: 3827 ettari
Tel: 070 9270285 – Fax:070 927025

Complesso: Gutturu Mannu

Descrizione generale
Conosciuta col nome di “Foresta Demaniale di Pula”, comprendeva in un unico corpo circa 4500 ha. Successivamente, in seguito ad acquisti, la superficie venne estesa sino a poco meno di 9500 ha, superficie che comprendeva gli attuali complessi di Is Cannoneris e di Pixinamanna. La Foresta faceva parte dei 200.000 ettari assegnati dallo stato alla Compagnia delle Ferrovie e da questa venne restituita al Demanio Statale nel 1870. Fu successivamente venduta ai privati e da allora iniziò uno sfruttamento eccessivo del soprassuolo boschivo. I tagli indiscriminati, il pascolo praticato con eccessivi carichi e i numerosi incendi compromisero l’equilibrio naturale della foresta. Nel 1903 fu finalmente espropriata e data in gestione al Demanio Statale. Dai primi anni del secolo si iniziò il recupero di ciò che pascolo ed incendi avevano completamente distrutto. L’attuale gestione forestale del complesso intende ricostituire e conservare il patrimonio boschivo, preservandolo da quelle azioni distruttive che nel passato hanno rischiato di comprometterne definitivamente l’equilibrio e deturparne irrimediabilmente la bellezza.
La foresta demaniale di Is Cannoneris è compresa per intero tra le aree che riguardano la proposta di istituzione del del Parco naturale del Sulcis in quanto ‘Esteso areale occidentale del cervo sardo.
La porzione nord della foresta, per più della metà della sua superficie ricade nell’area S.I.C. I.T.B. 001105 – ‘Foresta di Monte Arcosu’ e per gran parte della sua superficie nell’ Oasi permanente di protezione faunistica ‘Piscina Manna – Is Cannoneris’ come da decreti n°127 del 15.06.79 n°1818 del 30.12.79.
La foresta è una meta turistica di forte richiamo per le sue bellezze floro-faunistiche, ed è considerata una delle più ricche foreste dell’area sulcitana. Non è raro avvistare il cervo sardo in libertà e gli altri animali. Le bellezze naturalistiche e paesaggistiche della foresta sono apprezzabili anche dai visitatori che provengono dalla strada interna alla F.D. Pixinamanna. La presenza di alcuni nuraghi e le pareti a strapiombo di Calamixi, rendono particolarmente interessante la visita. La foresta può essere percorsa nella sua viabilità principale e secondaria (alcuni sentieri o mulattiere) grazie ad un sistema di segnaletica esaustiva ai fini escursionistici.

Aspetti climatici
All’interno del complesso forestale esiste una stazione di rilevamento climatico a quota 716 m. s.l.m.
La temperatura media annua è pari a 13,1°C. La media del mese più freddo (febbraio) è di 1,7 °C; la media del mese più caldo (luglio) è di 29,2 °C. L’escursione termica annua è di 8,2 °C; le massime e le minime assolute, registrate nei mesi di febbraio e luglio sono rispettivamente di 8,9 °C e 17,2 °C.
Le precipitazioni seguono un regime caratterizzato da massimi invernali (dicembre-febbraio) ed autunnali (ottobre-novembre) per un totale di 1172 mm di pioggia caduta (media annua totale).
Secondo la classificazione climatica del Pavari si può supporre che la foresta ricada nel suo complesso nella zona fitoclimatica del Lauretum – sottozona calda e fredda, tipo con siccità estiva. Alla sottozona calda appartengono quelle fasce con altitudine che varia dai 200 ai 600 m, mentre alla sottozona fredda quelle con altitudine variabile dai 600 ai 1000m.

Aspetti geopedologici
Il substrato è costituito da rocce intrusive del Paleozoico riferibili principalmente a graniti (leucograniti e granodioriti) ed in parte si rileva anche la presenza di scisti (micascisti) distribuiti sul lato sud e sud-orientale del complesso forestale. Il complesso forestale di Is Cannoneris è interessato da morfologia accidentata in alcune aree e più dolce in altre. Presentano territorio maggiormente accidentato con tratti caratterizzati da forti pendenze, le aree limitrofe a Portas Santas e P.ta Sapienza, P.ta Matta Sola, P.ta Calamixi, la parte a nord del perimetro forestale (M. Mannu e P.ta Is Litteras) e quella ad ovest (da P.ta Is Spadas a Punt’e sa Stria).
Al suo interno la foresta è solcata da numerosi impluvi dove scorrono corsi d’acqua a portata stagionale. I corsi d’acqua principali sono: Mitza su Filisargiu, R. Isca de Crapitta, Canale de su Marigosu, Riu sa Truba e sa Para, Riu su Pizianti, Canale Medau Angiu.
All’interno della foresta, le quote variano tra i 225 m. s.l.m. ai 979 m. s.l.m. in cima al monte P.ta Sebera.

Aspetti vegetazionali
La foresta costituisce un esempio di vegetazione forestale ben affermata e distribuita omogeneamente, considerando soprattutto il settore occidentale. Vi è infatti una forte concentrazione di boschi di leccio che garantiscono una elevata azione protettiva, garantita comunque anche dalla macchia mediterranea, che si presenta con copertura omogenea ed uniforme. Esistono poche aree dove l’azione erosiva degli agenti atmosferici ha asportato gli strati più superficiali del suolo e determinato l’affioramento della roccia madre.
Le specie animali che vi abitano sono numerose e di notevole interesse naturalistico-ambientale. Sono stati reintrodotti in numero consistente il Cervo sardo ed il daino, specie che hanno rischiato l’estinzione ma ad oggi proliferano distribuendosi sull’intero territorio del Sulcis. Dapprima introdotti e tenuti all’interno di un’area recintata, collocata nei pressi dell’area servizi, gli animali si sono ambientati riconquistando quegli spazi che un tempo erano stati sottratti dalla forte antropizzazione e sfruttamento ai fini venatori del territorio. Presente anche il cinghiale. Popolano la zona anche altri piccoli mammiferi come le volpi, le donnole, i gatti selvatici, i ghiri, ecc.. Non è raro incontrare l’aquila reale, il falco pellegrino, il gheppio, il corvo imperiale e le beccacce. In località Is Concas de S’Arrideli, al confine con il complesso forestale di Monte Nieddu, sono presenti diversi esemplari anche di notevoli dimensioni di ginestra dell’Etna.
Ricca di specie forestali affermate, il comprensorio costituisce un esempio interessante sotto il profilo paesaggistico. La vegetazione interna al complesso forestale è a tratti molto rigogliosa, se si escludono alcune aree scarsamente ricoperte da vegetazione costituita da macchie (macchia-foresta), non per questo di minore interesse paesaggistico. Sicuramente interessante il panorama visibile dalla P.ta Sepera che permette di dominare buona parte del golfo di Cagliari e la costa sud-ovest della Sardegna (sino a Portoscuso) e ovviamente parte delle limitrofe foreste di Pantaleo e M. Nieddu . Le formazioni rocciose più attraenti e suggestive si concentrano nelle seguenti località: nella parte centrale del comprensorio (Portas Santas, P.ta Sapienza, P.ta Matta Sola, P.ta Calamixi), nella parte nord (M. Mannu e P.ta Is Litteras).

Come si raggiunge
La foresta è raggiungibile percorrendo circa 13 chilometri dal centro abitato di Domus de Maria,
percorrendo una strada interpoderale che consente di arrivare in località Sedda Is Tovus, situata nei pressi della caserma forestale. La foresta è collegata con la F.D. Piscinamanna, F.D. Guturu Mannu, F.D. Pantaleo e F.D. Monte Nieddu, essendo centrale rispetto ad esse.

Grotte di Is Zuddas 45 min

09Feb

Le grotte di Is Zuddas si trovano nella parte sud occidentale della Sardegna in territorio del comune di Santadi nella regione del Sulcis da cui dista sei chilometri.

La cavità si sviluppa all’interno del monte Meana, un massiccio costituito da rocce dolomitiche molto antiche risalenti a 530 milioni di anni fa. La grotta, ancora in attività, fu scoperta dagli speleologi nel 1971. La temperatura interna costante è di 16 gradi, con un tasso di umidità vicino al 100%.

Su un percorso di 500 metri si possono ammirare imponenti concrezioni, stalattiti e stalagmiti, colonne, stalattiti a formazione tubolare, cannule e soprattutto le rare aragoniti aghiformi, concentrate in una unica sala e chiamate dagli speleologi “fiori di grotta”. Questi ciuffi di cristallo bianco si sviluppano in ogni direzione (contro la legge di gravità) in spettacolari formazioni filiformi, rendendo unica la grotta.

Nella parte iniziale della cavità si possono osservare i resti scheletrici del Prolagus sardus, un lagomorfe (lagomorpha) dalle dimensioni di una lepre, presente solamente in Sardegna e in Corsica ed estintosi circa 400 anni fa.

Monte Arcosu 30 min

09Feb
Il complesso forestale Monte Arcosu – Piscinamanna costituisce la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo.
L’Oasi di Monte Arcosu si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria (SIC ITB041105) nei Comuni di Uta, Assemini e Siliqua (Ca).

E’ anche una zona di Protezione Speciale (ZPS ITB044009).

L’area dell’Oasi è di 3600 ettari.
A chi entra nella Riserva WWF di Monte Arcosu, a un passo da Cagliari, sembra di vivere in un documentario di cui, finalmente, si è anche un pò protagonisti. E’ uno dei pochi parchi naturali dell’isola più ammirata del Mediterraneo, uno degli ultimi regni del cervo sardo, uno scrigno di biodiversità.

Libro d’oro

Hanno contribuito alla nascita ed alla crescita dell’ Oasi WWF di Monte Arcosu:
– migliaia di semplici cittadini, associazioni, CRAL, Panda Club, ecc. che con le loro donazioni hanno permesso l’acquisto di questa meravigliosa area e la salvaguardia di una delle ultime popolazioni di Cervo sardo;

– la Comunità Europea ha dal canto suo contribuito con 300.000 Euro all’acquisto dei primi 3000 ettari della riserva di Monte Arcosu;
– inoltre vanno ricordati la Provincia di Cagliari che cogestisce la Riserva dal 1997, la Regione Sardegna ed i Comuni di Uta, Asse

Sito archeologico di Nora a 10 min

09Feb

Nora fu tra i primi stanziamenti fenici della Sardegna e fu fondata, secondo le testimonianze letterarie e secondo la leggenda, da un eroe di provenienza iberica chiamato Norace.
La fondazione e quindi la vita della città, inizia nell’ VIII sec. A. C. ma si sviluppa soprattutto nel periodo punico, compreso tra il V e il III sec. a.C., trasformandosi in centro amministrativo e religioso oltre che commerciale. E così si mantenne fino al 238 a.C. anno della conquista romana dell’isola che trasformò gradualmente il volto della città che divenne sede del governatore romano e municipium, come ci attesta un’ epigrafe del I sec. d.C. il periodo di maggiore fioritura del centro romano è quello compreso tra il II e il III sec. come testimoniano e resti archeologici e la gran parte degli edifici oggi visibili.
Il suo declino iniziò nel V sec. d.C., in seguito all’occupazione dell’isola da parte dei Vandali (456-466 d.C.), e fu abbandonata definitivamente intorno all’VIII sec. d.C. a causa di incursioni degli Arabi che costrinsero gli abitanti delle coste sarde a ritirarsi nell’entroterra. Le abitudini dei norensi sono facilmente deducibili dai monumenti: teatro, luoghi di culto, terme, foro, abitazioni signorili, mosaici, acquedotto. Tutto fa pensare all’importanza economica, politica e culturale che il centro ricoprì soprattutto nel periodo centrale della sua vita.Oggi Nora è ancora viva, le ricerche archeologiche continuano e ci parlano ancora del suo passato ma, soprattutto; è viva nella nostalgia di tutti coloro che l’hanno visitata e non la dimenticano.

Foresta di San Pantaleo

09Feb
Pantaleo si estende per 4.231 ettari in agro dei comuni di Santadi e Nuxis; con le limitrofe Foreste demaniali di Pula, Monti Nieddu, Gutturu Mannu e Tamara Tiriccu costituisce un complesso accorpato che supera i 22.000 ettari e che rappresenta il cuore del Parco naturale del Sulcis.
Inquadramento geografico e amministrativo
Provincia: Carbonia-Iglesias
Comuni: Santadi, Nuxis
Superficie: 4231 ettari

Complesso: Pantaleo

Descrizione generale
Inserita nel territorio delimitato dalla legge quadro L.R.n. 31/1989 è, per ben 1600 ha, oasi di protezione faunistica dove è operante il divieto dell’esercizio della caccia. Un’area che presenta caratteri di elevata naturalità, che l’uomo, pur attraverso il suo uso e utilizzo, è riuscito a “mantenere” e rispettare nel tempo. Da ricordare (chi volesse sul posto potrà avere ulteriori e più dettagliate notizie) che, dal 1872 al 1951, Pantaleo è diventata sede di industria boschiva e chimica.

Geologia e morfologia
La geologia dell’area è complessa e variegata. Sono presenti infatti rocce di varia origine e di tutte le epoche che formano profonde valli e creste che danno origine a dei paesaggi incredibilmente suggestivi. Presenti affioramenti di basamento paleozoico sardo, segnati da fenomeni metamorfici ed intrusioni di graniti ercinici, sedimenti arenacei o calcarei di varia natura e forme. La foresta è poi in gran parte sui graniti, con intercalazioni di rocce metamorfiche, che nella parte occidentale presenta un’area calcareo-dolomitica.

Clima
Fascia del lauretum: piovosità modulata in relazione a altitudine ed esposizione dei versanti. Circa 1000 mm annui nelle aree migliori; limitate anche se comuni le precipitazioni nevose; siccità estiva prolungata.

Vegetazione
I monti del Sulcis sono coperti da fitta vegetazione, in prevalenza boschi cedui di leccio, misto con macchia e/o con la sughera. Presenti limitate zone a fustaie pure di leccio.
Le aree difficili restano occupate da macchia e bassa macchia.
Pantaleo vanta la più estesa lecceta esistente nel mondo.
Presenti specie rare e/o endemiche. Tra gli alberi si ricordano tra gli altri il tasso, l’agrifoglio con portamento arboreo, la ginestra dell’Etna, l’acero trilobo, il sambuco, il bagolaro, ecc. Tantissime le arbustive e le erbacee, una certa importanza ha la peonia.

Fauna
L’habitat è ottimale per tantissime specie, a cominciare dal cervo sardo, il daino, il gatto selvatico, la martora, la volpe, la donnola. Presenti anche tantissime specie di uccelli, la maggior parte migratori. Tra i rapaci nidificano in loco, oltre alle specie più diffuse, l’aquila reale, l’astore, lo sparviero, il falco pellegrino.

Progetti e specificità
Tra gli edifici, alcuni sono stati ristrutturati come sede operativa di cantiere e/o complesso, altri stanno per esserlo, armonizzando gli interventi in sinergia con altri soggetti pubblici e/o privati
da utilizzarsi per fini didattici e turistico ricettivi. Sono in essere alcune importanti iniziative come il Progetto miele, il Progetto vigneto, il Progetto Cabriles, il progetto area museale.
Interventi interessanti da un punto di vista della sperimentazione e che andranno ad arricchire ulteriormente l’esistente.

Orgoglio dell’Ente Foreste e fiore all’occhiello del cantiere e dei suoi operatori, l’allevamento della lepre sarda (lepus capensis mediterraneus W.) dove sono mediamente presenti 150/200 individui. Ottimi i risultati ottenuti per la conoscenza della specie, esclusiva dell’isola e assai poco nota, sia per capacità tecnica di allevamento, ma anche in termini di produzione, che è stata orientata, in passato ad ottenere capi preambientati per il ripopolamento in libertà, venduti a pagamento e rilasciati, con buon successo, ormai dal 1994. Oggi si vuole integrare con un percorso didattico scolastico e turistico.

All’interno del perimetro del cantiere è stato creato un sentiero di circa 3 km dove è possibile, partendo dal centro di servizio, immergersi nella natura e raggiungere l’area di sosta provvista di tavoli per la consumazione di merenda e/o pasti denominata IS FIGUERAS. Il sentiero, facilmente percorribile, è adatto anche per bambini e anziani. Un concentrato di novità che rendono la realtà di Pantaleo interessante, ricca di proposte e, cosa più importante, meravigliosamente integrata nella natura.
La vicinanza con tanti siti archeologici, naturalistici nella zona (Grotte di Is Zuddas, tombe di Montessu) offre ulteriori elementi che arricchiscono le offerte per i visitatori.

Monumenti
Pantaleo vanta il più imponente albero di eucalitto della sardegna con oltre 5,6 mt. di circonferenza e 27 metri d’altezza, piantato a fine del XIX secolo (fig.1). Si fa ammirare nel piazzale davanti agli edifici del complesso. Non mancano poi le rarità come la pianta di mirto, visitabile all’interno del recinto delle lepri, con tronco alla base di 50cm di diametro ed un’ altezza di circa 4 mt. (fig.2). Ma la natura offre anche altre sorprese, come la presenza di piante ibride di leccio-sughera un’esemplare dei quali si trova lungo il percorso tracciato per le escursioni

Come si raggiunge
La foresta è raggiungibile percorrendo per circa 8 km dal centro abitato di Santadi, la strada prov.le di collegamento con Capoterra. La caserma forestale è alle porte dell’immensa foresta, da qui si possono raggiungere le foreste di Gutturu Mannu, Is Cannoneris, Monti Nieddu e Piscinamanna.

Is Molas Golf

09Feb

Il campo da Golf di Is Molas è uno dei più famosi in Italia, ed è da più di trent’anni punto di riferimento per questo sport in Sardegna. Grazie alla vicinanza del mare e alla protezione delle colline circostanti la località di Is Molas gode di un microclima unico, mite e particolarmente favorevole al golf tutto l’anno: la temperatura raggiunge i 20 gradi all’inizio della primavera, sale oltre i 30 in estate ed anche a dicembre e gennaio è facile che si superino i 15 gradi.